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MessaggioInviato: lun nov 21, 2005 11:35 
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Perìa oggi mi ha chiamato e mi ha giustamente fatto notare che non c'era uno spazio dove poter citare poesie che ci sono rimaste a cuore, sia semplicemente leggendole che scrivendole di nostro pugno...

E devo dire che e' uno spazio che mi piacerebbe prendesse "piede".
La poesia e' un'arte che lascia dentro troppi ricordi da non poter essere tralasciata.


Inizio io e spero che ognuno continui con qualcosa di bello questa sezione.
L'ho scritta qualche anno fa, ma ancora oggi mi fa un certo effetto nel leggerla.



Amico come stai ?
Si, lo so che stai dormendo
ma devo dirti qualcosa.
Il tempo ha cambiato i nostri volti
Lo so, il tempo, le esperienze creano le nostre opinioni
E dimmi quante volte…
Quante volte abbiamo corso insieme
dimmelo campione,
quante volte ti sei fatto male correndo,
quanta fatica ascoltarci
e arricchirci delle nostre differenze.
Qualcosa provocò il mio errore
qualcosa che non ho mai capito
Ed ogni volta mi illudo di trovarla.
Insegnami ad essere felice
E a librarmi in volo
sfruttando le correnti del mondo
prima che la mente si perda.
Questa mattina il sole è sorto
Mentre mi stavo alzando
e quando iniziò a piovere stanotte
ero ancora lì
a meditare sul mio pianto.
Adesso dimmi campione
Quante altre scelte mi restano
E quanta vita da bruciare
Dio in questa notte raccontami di un sogno
lasciandomi un bivio sulla strada in cui
possa sentire il mio respiro,
solo una strada,
solo una strada mio Dio
solo una sporca strada senza nome
anche una strada persa,
ma solo una strada mio Dio,
una strada…
…dove incontrare il mio migliore amico.

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MessaggioInviato: mer nov 30, 2005 0:07 
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bosone x (si fa vedere cosi' poco che non sian sicuri esista)
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scritta da me per una persona molto importante: il mio amore



Il mio mondo

Ad occhi chiusi vedo:
il cielo celeste con stormi di rondini in volo.
I raggi del sole tra le nuvole bianche
illuminare il paesaggio.
Verdi praterie in fiore, con piccole case sparse.
Un lago azzurro
con in torno cespugli di ginestre e alberi di magnolie e
cerbiatti che bevono.
All’orizzonte i monti
sembrano dominare la terra.
Un leggero vento
sfiora i teneri fili d’erba,
dando loro un movimento armonioso a tal punto
da sembrare che danzino.
Le api si posano sui fiori, prendendo loro il nettare.
Le libellule creano scie di mille colori a mezz’aria.
C’è un cespuglio di piccole canne
dalle quali escono ciuffi bianchi,
come ad onorare tutta la purezza della natura.
Mi volto e dietro di me vedo la notte,
la luna illumina di bianco
il paesaggio buio.
Le stelle formano le costellazioni,
comincio ad osservarle e
vedo te, il tuo volto è li
formato da tantissimi punti luminosi.
Il mio cuore batte forte e non riesco a fermarlo,
mi volto ancora e vedo una luce chiara,
contornata di orchidee bianche,
il mio cuore cessa di battere,
la luce mi avvolge e mi parla.
La voce la conosco,
è nitida dentro me e finalmente
appari tu.
Sei bellissima come sempre,
il blu dei tuoi occhi mi fa volare,
la tua pelle chiara mi rasserena l’anima.
Mi vieni in contro volando,
rimango immobile ed incredulo,
stendo le braccia per stringerti forte a me.
Riesco a sentirti
finalmente siamo abbracciati
i nostri corpi si uniscono formandone uno solo.
È incredibilmente tutto perfetto
apro gli occhi e mi accorgo che non era un sogno
tu sei ancora qui con me.
Sei dentro di me.
Il cuore ricomincia a battere forte
i miei occhi non trattengono le lacrime
la mia pelle trema
le mie labbra non permettono alle parole di uscire dalla bocca,
così nel silenzio mi chiudo in me stesso e scopro che
Tu sei tutto il Mio mondo.


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MessaggioInviato: mer dic 07, 2005 15:56 
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anfibio preistorico (finalmente ha deciso di raggiungergi sulla terra ferma (forum))
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peria ha scritto:
scritta da me per una persona molto importante: il mio amore



Il mio mondo

Ad occhi chiusi vedo:
il cielo celeste con stormi di rondini in volo.
I raggi del sole tra le nuvole bianche
illuminare il paesaggio.
Verdi praterie in fiore, con piccole case sparse.
Un lago azzurro
con in torno cespugli di ginestre e alberi di magnolie e
cerbiatti che bevono.
All’orizzonte i monti
sembrano dominare la terra.
Un leggero vento
sfiora i teneri fili d’erba,
dando loro un movimento armonioso a tal punto
da sembrare che danzino.
Le api si posano sui fiori, prendendo loro il nettare.
Le libellule creano scie di mille colori a mezz’aria.
C’è un cespuglio di piccole canne
dalle quali escono ciuffi bianchi,
come ad onorare tutta la purezza della natura.
Mi volto e dietro di me vedo la notte,
la luna illumina di bianco
il paesaggio buio.
Le stelle formano le costellazioni,
comincio ad osservarle e
vedo te, il tuo volto è li
formato da tantissimi punti luminosi.
Il mio cuore batte forte e non riesco a fermarlo,
mi volto ancora e vedo una luce chiara,
contornata di orchidee bianche,
il mio cuore cessa di battere,
la luce mi avvolge e mi parla.
La voce la conosco,
è nitida dentro me e finalmente
appari tu.
Sei bellissima come sempre,
il blu dei tuoi occhi mi fa volare,
la tua pelle chiara mi rasserena l’anima.
Mi vieni in contro volando,
rimango immobile ed incredulo,
stendo le braccia per stringerti forte a me.
Riesco a sentirti
finalmente siamo abbracciati
i nostri corpi si uniscono formandone uno solo.
È incredibilmente tutto perfetto
apro gli occhi e mi accorgo che non era un sogno
tu sei ancora qui con me.
Sei dentro di me.
Il cuore ricomincia a battere forte
i miei occhi non trattengono le lacrime
la mia pelle trema
le mie labbra non permettono alle parole di uscire dalla bocca,
così nel silenzio mi chiudo in me stesso e scopro che
Tu sei tutto il Mio mondo.

Bravo Sandro, come al solito se un poeta...
Però ce lo sai che da amico, te dico che me sembri er solito fregnacciaro :u09:
Co quer faccione.....


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MessaggioInviato: gio mar 23, 2006 10:00 
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Questa la scrissi quando ancora cercavo, quando ancora qualcuno mi stava cercando. Si e' sempre alla ricerca di qualcosa, ogni giorno. Si cerca di stare meglio, si cerca qualcuno con cui fare qualche piccolo passo assieme, si cerca qualcuno che ci tenga per mano quando cadiamo, qualcuno che ce la tenda se dobbiamo rialzarci. La scrissi pensando alla mia ragazza ideale che ancora non avevo trovato, promettendomi di regalargliela se veramente se la fosse meritata. Secondo me esiste gia' dentro di noi, sappiamo che c'e', dobbiamo solo avere la fortuna di trovarcela davanti nel momento giusto, nel posto giusto. Poi basta solamente uno sguardo e capisci che con lei ci passeresti una vita, e se potessi e fossi sicuro che ce ne sara' un'altra, di sicuro la cercheresti anche in quella. Basta un istante, e tutto si e' svelato, tutto si capisce, tutto ti e' chiaro. Te la ritrovi cucita addosso come un abito, come un vestito fatto su misura, aderente ma comodo, largo quando serve, colorato, fresco, fino a sentirlo come la tua pelle.

Ora che l'ho trovata mi sento in dovere di fargliela leggere, perche' a distanza di anni (credo 4 o 5) anche questa cosa che ho scritto ha trovato il motivo di esistere e di vedere la luce. Ora ha motivo di esserci. L'avevo gia' pubblicata in altre situazioni, anche su un sito (le perle del cuore) e ho anche visto che e' stata riproposta su altri...l'ho rivista perche' non smettiamo mai di metterci in discussione e di "revisionarci", ma ora e' qui, per lei, solo per lei.



Parlami, guardami, ascoltami, come se fossi un tramonto lontano, come se fossi un'opera d'arte, come un abile giocatore di carte guarda le regine che ha in mano, e poi parlami perché la tua voce è un canto, perché mi manca tanto dirti le cose che sento, perché non respira come te il vento e sorridi, perché ho sorriso, perché mi hai guardato stupita quando un pomeriggio d'inverno ti ho carezzato il viso e toccami come si tocca un baule pieno d'oro, come si accarezza un bambino appena nato, come si sfiora l'erba bagnata di un prato, come si cercano appigli in un posto sconosciuto. Se ti va baciami. Ma fallo con passione, hai mai visto come fa col nettare un calabrone? Io si e mi è bastato per capire come voglio essere baciato, ed entra dentro di me, come fa la bustina nel te e ci coloreremo insieme, e sentiremo gelarci il sangue nelle vene mentre fuori farà un caldo infernale, come in quelle stagioni in cui non sai mai come vestire,perché sarà come camminare per mano verso un luogo mai visto ma in cui si sente di dover andare, è un po' come quando un prete è chiamato da Dio all'altare. E' come quando sei su un burrone e devi saltare perché sai che solo così ti puoi salvare, sarà come essere su una nuvola in cielo rischiando sempre di cadere e sarà come se hai sete bere. E poi parlami, in modo diverso da prima, non pretendo da te nessuna rima ma vorrei tanto che dopo aver fatto l'amore tu mi raccontassi cos'hai fatto la sera prima, per farmi sentire curioso, mentre accanto a te mi addomento e riposo, e fammi ascoltare un tuo sorriso, e' da tanto che non lo sentivo, e il giorno seguente sei in grado di farne uno nuovo, perche' solo questo mi fa sentir vivo, solo questo mi rende un uomo.

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MessaggioInviato: lun mag 08, 2006 22:09 
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noto con piacere ke c'è un angolino x darsi alla pazza scrittura..

vi dispiace se c provo anke io?

dunque.. lasciatemi pensare.. anzi, no!
pensare è un danno alla poetica..

nessun vede nulla quando s fa buio
sulla terra informe
le cui radici stanno perdute in fondo come ad un pozzo
senza fondo pari alle ombre

nessun vede là ove è notte
notte autentica
non falsa come quella delle città incorniciate d mille fronzoli e luci
lampadine e lampioni contro la paura

s può addolcir la paura con evanescente luce?
la notte, quella scura, ki la sopporta?
quella abitata dai molti rumori ke più nn han nome
né volto, ma solo un triste nugolo d ricordi tetri

nessun vede nulla quando fa scuro
e la terra è dominata dal cielo ma nn dal sole
se tieni kiusi gli okki e temi
nn vedrai mai le stelle..

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MessaggioInviato: dom mag 28, 2006 11:46 
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nessuno commenta o legge.. eppure scrivo ancora:


Il sospetto è che sia solo una nuvola
di calore d’asfalto che sale in alto e che scivola
e dondola in cielo come un batuffolo
carino e leggero, appassionante e distante
da rincorrere a perdifiato fino a follia
fin a perderci la testa e tuffarvici dentro
e lasciarsi traghettare al di là dell’azzurro..
e se poi credendosi attesi ed accolti
si precipita nel vuoto non sostenuti
abbandonati a se stessi mentre la nuvola
è dissolta e s’allontana dietro i picchi scuri
della tempesta e dell’uragano
del vento che travolge e non perdona
e lascia attorno a sé solo distruzione
e poi più nulla, solo l’amaro ricordo
d’un inganno, d’un amore perduto
d’un amore che mai è stato più d’una
nuvola d’asfalto assolato

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MessaggioInviato: lun mag 29, 2006 11:18 
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Nessuno commenta e' vero, nessuno legge e' falso....
Non e' detto che qualcosa che abbiamo scritto debba per forza di cose essere commentata...magari ci sono persone a cui piace solamente "leggere"....
In fin dei conti una poesia o qualsiasi cosa fatta da qualcuno e' arte.
A volte non possiamo permetterci il lusso di giudicare o esprimere commenti sull'arte altrui, perche' magari leggere una mia poesia o una tua poesia puo' suscitare sensazioni diverse da quelle che provava a suo tempo colui che l'ha creata...cosi' non rimane altro che leggerla, assaporarne i contenuti e quello che ci fa provare....

;)

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MessaggioInviato: lun mag 29, 2006 12:03 
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su questo hai perfettamente ragione e nn posso dire il contrario
anzi, m fa ricordare quanto lessi, e ogni tanto riprendo, da R.M. Rilke ne "lettere ad un giovane poeta", specialmente la prima lettera ke consiglio a tutti, ke sostiene l'impossibilità del giudizio allorquando una poesia nasce dal più profondo del cuore e nn s può far a meno d scriverla nero su bianco..

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MessaggioInviato: gio giu 08, 2006 15:13 
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Letta poco fa online......molto bella secondo me !


Dopo un pò impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima,
e impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza.
Ed inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta con gli occhi aperti con le grazie di un adulto e non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire tutte le tue strade oggi, perchè il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un pò impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.

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MessaggioInviato: ven lug 07, 2006 1:12 
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scriba egizio (Scrive, ma solo su commissione e su pochi thread)
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...cavolo....avete scritto delle poesie bellissime qua...

..io mi limito a scrivere una poesia di uno dei miei poeti preferiti,Baudelaire.


La Destruction

Sans cesse à mes cotés s'agite le Démon;
Il nage autour de moi comme un air impalpable;
Je l'avale et le sens qui brule mon poumon
Et l'emplit d'un désir éternel et coupable.

Parfois il prend,sachant mon grand amour de l'Art,
La forme de la plus séduisante des femmes,
Et,sous de spécieux prétextes de cafard,
Accoutume ma lévre à des philtres infames.

Il me conduit ainsi,loin du regard de Dieu,
Haletant et brisé de fatigue,au mileu
Des palines de l'Ennui,profondes et désertes,

Et jette dans mes yeux pleins de confusion
Des vetements souillés,des blessures ouvertes,
Et l'appareil sanglant de la Destruction!


traduzione:

La Distruzione

Senza posa al mio fianco s'agita il Maledetto,
e come un vago soffio nell'aria si dirama;
io lo respiro e sento che mi versa nel petto
il fuoco d'un eterna e colpevole brama.

A volte,perche' sa quanto l'Arte m'attiri,
d'una maliziosa donna le sembianze disegna
e coi piu' gesuitici e speciosi raggiri
ignobili misture alle mie labbra insegna.

Cosi',senza ne' forze ne' fiato,mi conduce
lontano,ove nessuna orma di Dio riluce,
nelle piane del Tedio,infinite,deserte;

e getta nei miei occhi pieni di confusione,
mucchi di vesti zozze,grandi ferite aperte,
e la tua sanguinosa maschera,o Distruzione!

PS: sinceramente preferisco molto di piu' la versione originale in francese

-_-

Un'altra poesia che trovo bellissima (da quando avevo 7 anni circa....e' un'amore che dura nel tempo quindi :u20: )e' L'Angelo di A.S.Pushkin (un poeta russo),ma le traduzioni in italiano che ho visto non mi piacciono e non mi sembra il caso di scriverla in lingua originale :u27:


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MessaggioInviato: sab lug 08, 2006 1:06 
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animale domestico neanderthaliano (ci tiene compagnia ma non va oltre I graffiti)
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Iscritto il: gio feb 09, 2006 11:57
Messaggi: 1541
yota ha scritto:
Letta poco fa online......molto bella secondo me !


Dopo un pò impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima,
e impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza.
Ed inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta con gli occhi aperti con le grazie di un adulto e non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire tutte le tue strade oggi, perchè il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un pò impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.

è di Veronica Sofhstal...motlo bella è vero

già che ci sono vi lascio una cosa mia

IL VIANDANTE E LA FARFALLA

"Ero esausto e consumato,
non potevo esprimere quello che provavo
non riuscivo neanche a riconoscere il mio volto.
Ho camminato così tanto
che le gambe sembrano pietra
migliaia di miglia finchè la pelle stessa
è divenuta i miei vestiti, come stracci consumati ormai
che stringo a me quando
il vento del nordo si fa troppo insistente.

Me ne andavo dal troppo vociare,
da stanze chiassose
dalle promesse non mantenute
da vestiti cuciti addosso
che mi andavano fon troppo stretti.

Ho attraversato nuvole e giorni piovosi
rumori di finestre spalancate e porte sbattute
parole non volute che bruciano come sale
buttato su ferite aperte.
Ma anche le nebbie più dense
si diradano ai caldi raggi del sole
e tutto torna sereno.

Un tiepido giorno d'estate entrai in una foresta illuminata da obbliqui fasci di luce, taglienti come antiche spade, e infiniti luccichii, leggeri comelenti fiocchi di neve, sembravano ballare intorno a me.
Mi fermai per riposare, rinfrescandomi le gambe al fiume, appoggiato all'ombra di un albero. Uno dei fiocchi si avvicinò a me, era una farfalla lucente, non sembrava preoccupata della mia presenza, e si poggiò sulla mia spalla.
Presi un respiro profondo per non spaventarla e gli sorrisi. LA farfalla si staccò leggiadra da me e cominciò a volteggiare sopra la mia testa.
Dopo tanti luoghi visitati e strade percorse, mai il mio cuore è stato toccato da tale grazia e al tempo stesso dalla semplicità di una creatura così unica.
<<Potessi portarla sempre con me per farmi compagnia nel mio solitario vagabondare>> pensai; aprii la manoe la farfalla di luce si posò sul palmo. Chiusi subito come una morsa a scatto e la lucente alata non si mosse.
Pensai <<Sei la risposta alle mie preghiere, il primo raggio di sole dopo un lungo inverno>> ma poi il cuore si riempì di malinconia e una voce da dentro mi parlò <<tanto più trattienei la farfalla, maggiore sarà il desiderio per lei di andarsene, come un pugno d'acqua che ti scivola via dalla mano...ma se la apri, come per sostenerla allora forse potrai anche dissetarti>>.
Dopo tanti sentieri sbagliati vai imparando ad ascoltare con il cuore e non con la testa, così con infinita lentezza liberai la farfalla che con un impercettibile battito si staccò dal mio palmo.
Una lacrima scese dal mio viso, impreziosita dalla luce schermata degli alberi che come un'onda mi illuminò, e seppi con quel torpore, che avrei trovato la serenità di cui avevo bisogno.
Mi alzai dal mio giaciglio, mi rinfilai i miei scarponi logori e ripresi il cammino attraverso la foresta"

Questoè il racconto di un viandante uscito dalla foresta che mi aiutò con il mio carro impantanato tra i campi coltivati; quando si asciugò la fronte riprese il sentiero tutte curve che si arrampicava sulle colline.
Poi ad un tratto, come un ticchettìo, un lieve fiocco di neve lucente e un leggero sbattito di palpebre, sulla sua spalla si posò una farfalla. Il viandante sorrise, socchiuse gli occhi e s'incamminò su una nuova strada, secondo me quella che porta verso casa.
Voltò ad un tornante e non li vidi più ma si sà che un lungo viaggio inizia con piccoli passi.


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MessaggioInviato: mar lug 25, 2006 9:43 
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questa secondo me non e' una canzone ma una delle poesie piu' belle che io abbia letto in vita mia.

Emozioni


Seguir con gli occhi
un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice
sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo
la collina per scoprire
dove il sole non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti
nella notte per vedere
se poi e' tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir nella brughiera di mattina
dove non si vede a un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del piu' e del meno
con un pescatore per ore ed ore
per non sentire che
dentro qualche cosa muore
nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo
solo perche' e' stato un po' scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare qualcosa che
e' dentro me
Ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni.

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sembra che l'ombra stessa della luna sia
come un albero illuminato dal sole
con qualcuno che al di sotto riposa e sogna
e ad occhi aperti lascia che le nuvole scivolino via come le luci della citt
luci di auto in corsa
sempre di fretta e non sai perché
quando basta guardare e guardare ancora per capire
come il sole fugge e scivola oltre il limitar del tempo e la notte pure
e di noi traccia non rimane se non
oltre il confine del tempo
il sorriso caldo di qualcuno che importa e conta..

_________________
.. l'essenziale è invisibile agli occhi ..


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MessaggioInviato: mar ott 10, 2006 10:55 
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animale domestico neanderthaliano (ci tiene compagnia ma non va oltre I graffiti)
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Le trasformazioni di Pictor di Hermann Hesse.

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Ma quando, invece dell'albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna.
Pictor chiese: "Sei tu l'albero della vita?".
Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna.
Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il magicamente prefigurato.
Pictor scorse un uccello sull'erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al bell'uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la felicità?".
"La felicità?" disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato, "la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli".
Con queste parole l'uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un'ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo nell'erba, ed ecco: l'uccello era diventato un fiore variopinto, le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l'uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia.
E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po' si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.
Ma la nuova farfalla, l'allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erbe e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo a la tirò a sé. Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.
All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell'orecchio:" La pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!".
Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta aveva desiderato essere albero, perché gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità.
Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.
L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d'albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste.
Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sé più d'un albero scomparire all'improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando.
Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori.
Lui invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza.
Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione.
Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l'accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse.
Quando l'albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perché era come se il suo stesso sangue gli gridasse :" Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità". Ed egli ubbidì.
Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell'uccello che allora aveva riso e dell'albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.
La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario?
L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimé, perché si era lasciato raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l'aveva oscuramente sentito e presagito, ohimé! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che era fatto di uomo e di donna!

Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello , mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco
qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità.
Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.
Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria.
Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante potè continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.
Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo.


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MessaggioInviato: mar ott 10, 2006 11:41 
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anfibio preistorico (finalmente ha deciso di raggiungergi sulla terra ferma (forum))
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Iscritto il: mer apr 12, 2006 8:53
Messaggi: 977
hesse è un maestro, questa è la versione estremamente semplificata della stessa "Favola" :u25:



E raccontano che lui si trasformò
in albero e che fu
per scelta sua che si fermò
e stava lì a guardare
la terra partorire fiori nuovi
così
fu nido per conigli e colibrì
il vento gl'insegnò i sapori di
di resina e di miele selvatico
e pioggia lo bagnò
la mia felicità - diceva dentro se stesso -
ecco... ecco... l'ho trovata ora che
ora che sto bene
e che ho tutto il tempo per me
non ho più bisogno di nessuno
ecco la bellezza della vita che cos'è
"ma un giorno passarono di lì
due occhi di fanciulla
due occhi che avevano rubato al cielo
un po' della sua vernice"
e sentì tremar la sua radice
quanto smarrimento d'improvviso dentro sé
quello che solo un uomo senza donna sa che cos'è
e allungò i suoi rami
per toccarla
capì che la felicità non è mai la metà
di un infinito
ora era insieme luna e sole
sasso e nuvola
era insieme riso e pianto
o soltanto
era un uomo che cominciava a vivere
ora
era il canto che riempiva
la sua grande
immensa solitudine
era quella parte vera
che ogni favola d'amore
racchiude in sé
per poterci credere


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