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premetto che non ho niente contro i cinesi, nessuno di loro mi ha mai fatto niente e io non ho mai fatto niente a loro

ma ultimamente tre bar del quartiere dove abito sono passati in mano ai cinesi...
oggi vado ad affori per commissioni entro in un bar per un caffe': cinesi
ormai quando si entra in un bar la possibilita' che sia gestito da un cinese e' altissima

come pure i ristoranti e le pizzerie, ho visto locali che erano da decenni gestiti da italiani che da un mese all'altro cambia gestione: cinesi

e anche in tempi di crisi la compravendita di case a prezzi anche superiori al mercato viene tenuta su (con le dovute proporzioni di percentuale sulla popolazione generale) in gran parte dai cinesi
cinesi nemmeno anziani , ma ragazzi e coppie giovanissime che compranno case, bar, attivita'...

ma i soldi da dove li prendono? lavorano e risparmiano cosi' tanto? o c'e' sotto qualcos'altro?

mi sto fissando io o e' una cosa notata anche da qualcun altro di voi?

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MessaggioInviato: lun ott 15, 2012 22:10 
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Non ho esperienza diretta, ma da quel che ho sentito, e mi pare più che credibile, è una strategia consolidata che ripetono ovunque.
Iniziano a comprare un appartamento in uno stabile pagandolo a peso d'oro. Poi offrono agli altri proprietari di comprare i loro appartamenti, sempre pagandoli profumatamente. Con il tempo diventano la maggioranza sborsando un sacco di quattrini e a questo punto gli altri che abitano lì cominciano a provare disagio e lentamente maturano la decisione di vendere casa per spostarsi altrove. Quando arriva questo momento, iniziano a pagare sempre meno finché lo stabile (quartiere, zona) diventa poco appetibile dai cittadini nativi e i prezzi crollano. A quel punto fanno man bassa di tutti gli appartamenti messi in vendita dai cittadini in fuga, pagandoli una miseria. Nel complesso risparmiano un sacco di soldi rispetto a comprare ognuno in una zona diversa.
Sono dolori però per chi abita in quelle zone e vede abbattersi il valore di una casa che magari aveva comprato con mille sacrifici.

Se sei in una zona dove questo processo ha avuto inizio, forse è bene valutare sin d'ora di spostarti prima che sia troppo tardi :(


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MessaggioInviato: lun ott 15, 2012 22:15 
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Curioso.

Al momento a Cagliari bar di cinesi non ne ho ancora visto.

I settori in cui qui sono attivi sono tanti:

- abbigliamento

- ristorazione: ristoranti cinesi, pseudo-giapponesi e pure uno di cucina sarda (?!?)

- bricolage (un mega magazzzino di prodotti da ferramenta cinesi)

- oggettistica varia (il negozietto dove trovi dallo stendibiancheria ai barattoli a robetta così)

- ultimamente anche parrucchieri

Ma bar gestiti da cinesi non mi pare abbiano ancora fatto capolino


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MessaggioInviato: lun ott 15, 2012 22:24 
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e' una possibilita' reale quello che dici, a milano via paolo sarpi e' conosciuta ormai come chinatown, e qualche anno fa c'e' stata una rivolta nei confronti dei vigili che avevano elevato delle multe per divieto di sosta, era stato aperto anche un topic su cubota su questa faccenda, e la discussione che ne segui', con toni molto accesi, porto' un paio di utenti al ban se non ricordo male

a una strategia vera e propria non avevo pensato, onestamente, ma mi hai messo la pulce nell'orecchio
io ero propenso piu' a credere a un lavaggio di soldi sporchi... una tale quantita' di contante in mano a ragazzi giovani, presumibilmente prestanomi ed effettivamente semplici dipendenti non si puo' spiegare diversamente

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MessaggioInviato: lun ott 15, 2012 22:30 
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Località: milano zona 9 (in realta' dal cuore del salento)
Calvin ha scritto:
Curioso.

Al momento a Cagliari bar di cinesi non ne ho ancora visto.

I settori in cui qui sono attivi sono tanti:

- abbigliamento

- ristorazione: ristoranti cinesi, pseudo-giapponesi e pure uno di cucina sarda (?!?)

- bricolage (un mega magazzzino di prodotti da ferramenta cinesi)

- oggettistica varia (il negozietto dove trovi dallo stendibiancheria ai barattoli a robetta così)

- ultimamente anche parrucchieri

Ma bar gestiti da cinesi non mi pare abbiano ancora fatto capolino

infatti e' una novita' abbastanza recente, un paio di anni fa in zona hanno aperto la metropolitana 3, e si son visti sti cinesi che offrivano un sacco di soldi a titolari che erano li' col bar da 50 anni (li conoscevo e li conosco personalmente dato che abitano nel quartiere) ai quali non e' parso vero di andarsene in pensione con un bel gruzzoletto

i negozi di abbigliamento e chincaglierie varie ci sono da anni, e devo dire che a volte ci vado perche' si trovano cose ormai introvabili altrove, come pure i ristoranti, nome italiano e gente alla cassa cinese...

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MessaggioInviato: lun ott 15, 2012 23:51 
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Interessante. Dove vivo adesso non ho notato tante attività di persone di origine cinese, vicino a casa mia c'è solo un negozietto di alimentari che fa anche i breakfast roll. Ottimi tra l'altro. :f014:
Invece è molto fiorente la comunità polacca. :f034:
Prima vivevo a Firenze, in città e dintorni (Prato) la comunità cinese è numerosa. Credo che siano più che altro capannoni che producano borse/abbigliamento. Taroccati o meno...quello non so.
A valencia erano comuni negozietti che avevano di tutto.
Da occhiali alla lettiera per i gatti. Passando per vestiti e roba da ferramenta.
Non ho visto i dildo di gomma, ma magari li tenevano inq ualche cassetto sotto il bancone.
Ed essendo aperti anche la domenica erano la mia salvezza se avevo bisogno di qualcosa. Di norma gestiti da una famiglia, si alternavano al bancone evitando anche la chiusura per pranzo, figlioletto studiava/giocava sempre lì.

Personalmente non ritengo che sia un problema se comprano palazzi e negozi. In quanto al bar, se il caffè fa schifo vado da qualche altra parte. Poi chi me lo fa...quello non m'importa. Non avrei problemi a vivere in un palazzo di persone asiatiche purché non mi rompano le scatole. Ma questo vale per tutti. :P
Magari la cultura cinese e i ritmi di lavoro a cui sono abituati li pongono in vantaggio rispetto agli italiani.
Lavorano tanto. Risparmiano più che possono. Si aiutano molto l'un l'altro e magari cercono di sfruttare al massimo tutti gli spazi della casa per risparmiare, almeno agli inizi.
I giovani imparano italiano in fretta.
I giovani nostri spesso manco masticano inglese base.

Diversi conoscenti che ho a Firenze, lavorano guadagnando poco, non dovendo pagare affitto (casa di genitori) spendono per andare ai concerti, per il telefonino nuovo, per bere nei locali etc.
Che magari detto così sembra poco e nulla, ma a fine mese è un bel po' di soldi.
E quindi si lamentano che il lavoro è uno schifo e non ci sono soldi da mettere da parte.
E hanno il terrore di provare a cercarsi il lavoro all'estero.

Questa naturalmente è solo un'osservazione basata sulle persone che conosco e sui loro update su Facebook. E sull'impressione che ho avuto delle persone di origine cinese.
Non vuole essere una verità universale. :angel:

Poi vivendo e lavorando all'estero, personalmente mi darebbe fastidio se la gente mi indicasse come quella che "ruba il lavoro/prende una casa a poco che qualcuno ha dovuto svendere/altro".
Lavoro, pago le tasse e rido alle battute su Berlusconi.
Credo di avere il diritto di comprarmi una casa e aprire un'attività. E se va bene a invitare gli amici a fare lo stesso per costruirsi qualcosa che nel paese d'origine era impensabile.
Magari gli altri fanno lo stesso ragionamento.
:f014:


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Leenarys, sono d'accordo con te anche se forse dal mio post precedente non sembra. Il punto come al solito quando si parla di immigrati è sempre lo stesso IMHO: la volontà di integrarsi nel paese dove si va. Un italiano che decide di vivere all'estero lo fa bendisposto ad abbracciare la lingua e la cultura del paese dove si è spostato.
Se arriva un cinese in città e apre la lavanderia (giusto per rimanere fedele agli stereotipi), pian piano imparerà la lingua, manderà i figli a scuola, ecc.
Nulla da dire, con il tempo assorbirà gli usi, costumi e cultura del luogo dove vive.

Se ne arrivano mille, si concentrano in una ristretta zona dove comprano tutti gli appartamenti e i locali, dove vivono in 10 in un singolo appartamento continuando a parlare la loro lingua madre e, vivendo praticamente in comunità con i loro connazionali, mantenendo le loro abitudini e così esportando praticamente un pezzetto di Cina all'estero, il discorso è diverso. In quella zona si perderanno le tradizioni, la cultura e la lingua italiche che verranno soppiantate da quelle cinesi. E' del tutto normale che in queste condizioni l'italiano che risiede in zona voglia scappare altrove perché se prima passeggiando per strada potevi scambiare due chiacchiere con il conoscente, dopo non lo puoi fare più, negli appartamenti sopra e sotto al tuo abitano decine di cinesi con i quali al massimo scambi un cenno di saluto e alle riunioni condominiali non c'è nemmeno bisogno dell'interprete perché loro sono in maggioranza e decidono secondo i loro usi.

Insomma un italiano lì vivrebbe come se fosse in Cina e senza nemmeno averlo scelto, esattamente l'opposto di come dovrebbe essere ovvero che è il cinese a vivere in un paese diverso. Non c'è da meravigliarsi se l'italiano decide di andarsene, non è razzismo, nemmeno velato, è semplice necessità di sentirsi italiano in Italia, cioè la norma.


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eh....ma come glielo impedisci ?

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Mai vergognasse de esprime n'sentimento!
Scritto,sussurrato,un grido,na poesia...
Mai fa lo sbaglio de di "nun e' er momento!!!
Er tempo e'come er vento, arriva e poi va via..

"EU now has 1GB of free space"

STO BENE COSI' !!!!


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MessaggioInviato: mar ott 16, 2012 9:06 
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Gli immigrati dovevano essere bloccati (quelli senza permesso di soggiorno regolare) quel dì.....purtroppo ora è troppo tardi e chi avvisò del pericolo fu tacciato di "Fascista di merda" perché non globalizzava...adesso paghiamo tutti....


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MessaggioInviato: mar ott 16, 2012 20:44 
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Egon ha scritto:
Leenarys, sono d'accordo con te anche se forse dal mio post precedente non sembra. Il punto come al solito quando si parla di immigrati è sempre lo stesso IMHO: la volontà di integrarsi nel paese dove si va. Un italiano che decide di vivere all'estero lo fa bendisposto ad abbracciare la lingua e la cultura del paese dove si è spostato.
Se arriva un cinese in città e apre la lavanderia (giusto per rimanere fedele agli stereotipi), pian piano imparerà la lingua, manderà i figli a scuola, ecc.
Nulla da dire, con il tempo assorbirà gli usi, costumi e cultura del luogo dove vive.

Se ne arrivano mille, si concentrano in una ristretta zona dove comprano tutti gli appartamenti e i locali, dove vivono in 10 in un singolo appartamento continuando a parlare la loro lingua madre e, vivendo praticamente in comunità con i loro connazionali, mantenendo le loro abitudini e così esportando praticamente un pezzetto di Cina all'estero, il discorso è diverso. In quella zona si perderanno le tradizioni, la cultura e la lingua italiche che verranno soppiantate da quelle cinesi. E' del tutto normale che in queste condizioni l'italiano che risiede in zona voglia scappare altrove perché se prima passeggiando per strada potevi scambiare due chiacchiere con il conoscente, dopo non lo puoi fare più, negli appartamenti sopra e sotto al tuo abitano decine di cinesi con i quali al massimo scambi un cenno di saluto e alle riunioni condominiali non c'è nemmeno bisogno dell'interprete perché loro sono in maggioranza e decidono secondo i loro usi.

Insomma un italiano lì vivrebbe come se fosse in Cina e senza nemmeno averlo scelto, esattamente l'opposto di come dovrebbe essere ovvero che è il cinese a vivere in un paese diverso. Non c'è da meravigliarsi se l'italiano decide di andarsene, non è razzismo, nemmeno velato, è semplice necessità di sentirsi italiano in Italia, cioè la norma.

Oddio....non saprei.

Qua la lingua che usiamo è inglese perché abbiamo colleghi da tutta Europa. La lingua del posto, che SAREBBE inglese, ho pure difficoltà a capire per via del forte accento. ^^

Tendenzialmente mangiamo italiano, beviamo il caffè all'italiana e ci lamentiamo perché la cucina non è paragonabile a quella italiana.
Lascia fare, il primo bombolone che mangio al ritorno in Italia mi fa quasi scendere le lacrime! xD
Poi a vedere i gggiuovani qua in giro..francamente, non ci voglio avere nulla a che fare. Sarà la zona, per carità. :angel:
E non parliamo di taaanti italiani in Spagna che in ANNI non hanno imparato lo spagnolo. Perché tanto "basta aggiungere le s in fondo alle parole"!
Sono riusciti a disimparare l'italiano invece. Altro che l'italiano che abbraccia il posto e la cultura! Conosco poi gente che sta qui solo ed esclusivamente per il lavoro e mal sopporta il posto. :)

Anche io con i miei amici quando esco parlo italiano a meno che non ci sia uno che non lo parli in mezzo. È normale ricorrere alla lingua meglio conosciuta, non vedo nulla di male se lo fanno anche gli altri.
Una situazione ipotetica (premetto, non vivo in Italia da anni ormai, ergo scrivo da immigrata, anche se comunitaria) - l'avvocato del diavolo insomma. :P

- Compro una villetta, mi va tutto alla grande e magari mi raggiungono due amici perché hanno trovato il lavoro qua.
- Piano piano mettono da parte qualcosa e decidono di investire in una casa, si comprano quella vicina.
- Vengono raggiunti dalle fidanzate, o magari da qualcun altro.

Trovandosi in un paese diverso e nuovo, è normale cercare di stare vicino a qualcuno che conosci.

Siamo un gruppo che vive vicino, parliamo italiano tra di noi, magari apriamo anche un barrettino all'italiana.
Un vicino "natio" per qualche motivo X se ne va e svende la casa.
AFFARONE!!!!

Dopo un po', altri due vicini decidono che il bar italiano li sta sul caxxo e non ne possono più di vedere italiani in zona.
Se ne vanno.

I loro amici ci danno la colpa.

Ma ti pare giusto? Abbiamo dato fastidio a qualcuno? Ci siamo fatti affari nostri, la nostra vita, nel bar era benvenuto chiunque purché pagasse...ed è colpa nostra?
Che dovevamo fare?
Aprire l'ennesimo pub, vendere le birre e ballare la Riverdance? :D

Ora, mettiamo che venga usata una strategia alla maniera cinese. È sbagliato? Ho scritto "la fabbrica del sorriso" sulla fronte e devo pensare alle "tradizioni" di qualcuno? Mettiamo che ho i soldi, mi compro un appartamento a peso d'oro e poi altri tre sullo stesso piano. Il mio progetto è avere il palazzo.
Pago. Lavoro come un mulo e utilizzo i risparmi della mia famiglia e dei miei amici che si sono imbarcati in questo progetto con me.
Perché questo viene considerato sbagliato? Se le gente si sente a "disagio" perché c'è un numero X di italiani, per quale motivo la colpa è nostra? Abbiamo obbligato qualcuno? O vogliamo entrare in quel vasto ( e molto VAGO) campo del "sentirsi costretti" o roba simile?
Ripeto, sto parlando di una situazione ipotetica dove presumo che non ci siano state minacce, soldi sporchi o altro, altrimenti il discorso diventa un po' tropppo vasto da gestire.
Il mio scopo era farmi una vita e guadagnare dei soldi, grazie anche ai connazionali che mi avrebbero seguito.
Non lo trovo sbagliato.
Mi stupisce invece che si parla di tradizioni che scompaiono quando proprio le persone di origine cinese dimostrano che per mantenere una tradizione ci vuole solo la volontà di farlo.
Se basta una piccola "Chinatown" all'interno di una città per domandarsi se le tradizioni resistono...allora c'è un problema. E i cinesi non ne sono la causa, l'hanno solo portato alla luce. :f018:

Attenzione, ho volutamente semplificato il discorso, è possibile che in alcune zone ci sono state minacce e affari strani e poco corretti. Ho volutamente immaginato un gruppo di persone di origine cinese che hanno fatto le cose nell'ASSOLUTA legalità. Che non hanno fatto NULLA di immorale o sbagliato, hanno solo creato una comunità.

ps: Io pensavo che le riunioni condominiali siano come un campo di battaglia, tutti si odiano e nessuno vuole decidere, ognuno ha la sua idea.
...Ma se la maggioranza è cinese e sono d'accordo...sarebbe pure un passo avanti per velocizzare le riunioni, no? :rotfl:
Al massimo nel palazzo qualcuno si ritrova delle lanterne appese e la statua di un drago in giardino. :vago: :f026:


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MessaggioInviato: mar ott 16, 2012 21:29 
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A quanto pare non siamo d'accordo su nulla, nemmeno sulle virgole :f018:
Ci può stare, non è certo un problema, se proprio si scopre di pensarla in modo completamente opposto al massimo ognuno resta sulle sue posizioni, senza mollare di un millimetro ma anche senza aver imparato nulla dal prossimo. Prima di allora possiamo comunque provare a scoprire se le posizioni sono del tutto inconciliabili.

Dici che gli italiani all'estero rimpiangono l'Italia? Non ho difficoltà a crederlo, anzi, ne sono certo. Questo però non è esattamente quello che intendevo con disponibilità ad integrarsi. Credo proprio che sia cosa ben diversa. Non vedo nulla che impedisca ad un italiano di integrarsi in un paese qualsiasi europeo o nordamericano o anche sudamericano. Fermo restando che rimpiangerà sempre il posto dove è nato, per un motivo o per l'altro, com'è giusto che sia: le due cose non sono affatto in contraddizione. Certo, se uno rifiuta proprio di integrarsi allora non c'è verso, su questo non c'è dubbio. Ma difficoltà oggettive non ne scorgo. Questo avviene probabilmente perché quei paesi sono sì diversi, ma non troppo dissimili dal nostro per religione, tradizioni e modo di vivere in generale. Diverso sarebbe per un italiano vivere, per dire, in Giappone, in Cina, in Sudan o in Pakistan: sono paesi lontanissimi dall'Italia, non solo geograficamente e infatti non è un caso se sono decisamente pochi gli italiani che scelgono di vivere in questi paesi.

Dici che non è colpa dei cinesi se invadono intere zone di alcune città. Punti di vista, forse. Però l'esempio che fai tu dei due amici che comprano le villette non è esattamente calzante. In quel caso è un fatto che avviene per caso, spontaneamente gli emigrati all'estero si cercano, si frequentano e cercano di stare vicini. Questo è verissimo, non c'è dubbio alcuno, credo proprio che succeda a qualunque emigrato e penso sia del tutto naturale.
Se invece fa parte di una strategia preordinata che si ripete uguale a se stessa in diverse città e grazie alla quale si ottiene un risparmio anche notevole sui grandi numeri, allora mi pare che sia completamente diverso.
Anche gli italiani hanno creato Little Italy dentro New York e sebbene non abbiano certo deciso a priori di farlo, quella zona ha comunque portato degrado nella città.

Che le tradizioni scompaiano per debolezza intrinseca o perché gli italiani decidano di non volersene più curare è possibile, certamente. Ma che debbano scomparire forzatamente perché una zona viene invasa da immigrati e svuotata di italiani non mi sembra la stessa cosa, tutt'altro.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cinesi E Bar
MessaggioInviato: gio apr 20, 2017 20:22 
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aggiorniamo la situazione dopo suning e closing? o secondo voi non c'entra niente?

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 Oggetto del messaggio: Re: Cinesi E Bar
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Non avevo questo topic ai tempi, ora non mi va di leggere tutto ma in realtà la risposta a coso è molto semplice: l'unico obiettivo dei cinesi è accumulare denaro nel minor tempo possibile. Niente mutui, niente prestiti, niente banche..si utilizzano i contanti, e i contanti fanno gola a chiunque. Più semplice acquistare e meno costi burocratici (e sicuramente anche il nero aiuta..)

Me ne parlò anche 2-3 anni il proprietario di un ristorante qua a Legnano, quasi l'unico aperto a pranzo la settimana di ferragosto..le ferie non interessano, vengono dopo...altro che fessi :)

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 Oggetto del messaggio: Re: Cinesi E Bar
MessaggioInviato: gio apr 20, 2017 21:50 
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Vabbe, dai bar all Inter e al Milan non è che cambi molto :rotfl:

Comunque pino al tuo posto inizierei a farci l abitudine.
Tra cinesi ricconi che comprano, africani che sbarcano e italiani che a loro volta sbarcano tra germania america e Londra io penso che tra 50 anni l italia avrà la metà degli il italiani rispetto a oggi e il triplo di stranieri. Forse tra 100 cambieranno anche il nome.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cinesi E Bar
MessaggioInviato: ven apr 21, 2017 7:13 
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I cinesi guardan solo i soldi. Non aspettatevi regali o altro, son solo investimenti economici. Se la baracca gira e fa soldi loro reinvestono, se non gira la vendono.
Business plan a 5 anni per le squadre di calcio, vedrete.

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